
17 giugno 2017
Il particolare e contingente, il questo che è e c’è e che è così e così, ma potrebbe non essere ed essere altrimenti, sogna di diventare universale e necessario. Di più: essendo finito desidera di essere infinito. Il trucco filosofico o teologico sta nel riuscire nel gioco di prestigio della trasformazione del particolare in universale, del contingente in necessario, del finito nell’infinito. E del resto non è umano (forse troppo umano) considerare sotto questo aspetto le cose? Possiamo accettare davvero che il finito sia tale e tale debba rimanere per sempre? Abbiamo bisogno di questo gioco di prestigio.
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