Daniele Baron – Proscenio

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… la platea era un animale che brontolava acquattato in attesa di qualche cosa …

Daniele Baron – Proscenio

Oggi su Masticadores Italia un mio connubio tra quadro e scrittura.

C’è stato un periodo in cui dopo aver terminato un quadro aggiungevo un pezzo di scrittura che non voleva essere descrittivo e meno che mai didascalico.

Sono convinto sempre di più di questo: i quadri non hanno bisogno di spiegazioni da parte del pittore che li ha realizzati. Tutt’al più un osservatore esterno può abbozzare una interpretazione più o meno centrata. Il quadro deve subito emozionare e non si avvale affatto di concetti per farlo o di discorsi. Ecco perché quando aggiungevo un pezzo scritto alle mie opere il mio intento era di esprimere mediante una scrittura poetica la  sensazione che l’immagine mi suscitava in quel momento. Non descrivevo nulla, tranne un sentire affine all’immagine.

Buona visione e emozione.

Grazie come sempre alla scelta del curatore e amico Simon James Terzo.

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2 risposte a “Daniele Baron – Proscenio”

  1. Avatar Daniele Baron

    Vero. E aggiungo come chiosa alle tue interessanti riflessioni che il bisogno di spiegazione a tutti i costi è riduttivo: tende a rendere misurabile ciò che non è, ha bisogno di classifiche e di ripetizione, riproducibilità. Ha bisogno di leggi che regolino l’atto di creazione per renderlo innocuo e piatto. Ha bisogno di stabilità e di categorie già conosciute. Ecco perché ogni spiegazione è banalizzazione.

    Ciò che io cerco come spettatore nell’ arte è proprio lo spaesamento, il buttare all’aria le carte. In ultima analisi è l’ignoto e il mistero, meglio se profondamente collegato a ciò che di più intimo c’è nell’ uomo, perché più sensibile, meglio se mette in gioco in modo tragico ciò che crediamo di sapere su di noi.

  2. Avatar Simon James Terzo

    Condivido, e penso che questo valga per qualsiasi forma d’arte. Lo spiegare, il dover dare un senso quasi obbligatorio, chiuderlo in qualche modo in un recinto, è qualcosa che offusca la nitidezza e la grandezza dell’atto di “creazione”. Così come l’atto successivo di “percezione” di chi ne usufruisce come singolo individuo con singola sensibilità.

    Grazie a te, Daniele.

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